Vivere con un leone: 11 foto strabilianti

In alcune c’è Melanie Griffith a 19 anni, e a un certo punto le cose non le andarono benissimo.

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Il leone Neil gioca in piscina con Melanie Griffith. [source: retronet]

Partiamo da un punto su cui non sono ammesse repliche: il posto di un leone è la savana. Ciò detto, è difficile non restare strabiliati davanti a queste foto, scattate nel 1971 in una villa della California. I protagonisti sono 4: Noel Marshall, regista e produttore (un film tra tutti: L’esorcista); Tippi Hedren, sua moglie, attrice (un film ancora: Gli Uccelli); Melanie Griffith (sì, proprio lei) a 19 anni; Neil, un leone. Ecco la loro storia.

Nel 1969 Marshall e Hedren stavano girando un film in Africa, e si imbatterono in una casa abbandonata che, nel frattempo, era stata occupata da una comunità di leoni. Ciò diede loro lo spunto per un film, che raccontasse una storia di convivenza tra i felini e gli uomini. Il loro desiderio era di essere più aderenti alla realtà, così si chiesero come avrebbero potuto gestire senza troppi danni un branco quegli animali per realizzare il film. Si rivolsero a un addestratore, Ron Oaxley, che diede loro un unico consiglio: «Per sapere tutto ciò che serve sui leoni, non dovete far altro che vivere un po’ di tempo con loro». Detto, fatto: i coniugi presero qualche esemplare e lo portarono con loro in California, trasformandolo in animale domestico.

Le foto che seguono ritraggono alcuni momenti di vita insieme. La giovane che appare in qualche scatto è Melanie Griffith, nata dal precedente matrimonio di Tippi Hedren. Il clima sembra sereno, e i felini – Neil è quello più fotografato – sembrano comportarsi come innocui gattini. Ma in realtà qualche problema non mancò. Melanie, per esempio, fu aggredita da una leonessa e riportò ferite suturate con una cinquantina di punti. E in generale, durante il training per realizzare il film i leoni aggredirono una settantina di persone.

Alla fine, il film si fece. Uscì nel 1981 con il titolo Roar (in Italia, Il Grande Ruggito). Costò un’enormità: oltre 17 milioni di dollari, e ne incassò solo due. Uno dei motivi per i quali i costi lievitarono furono le tecniche di ripresa: non potendo costringere gli animali a recitare, le scene in cui apparivano furono tutte improvvisate e, per arrivare a un montaggio adeguato, girate con 8 telecamere. Un numero decisamente alto rispetto al normale.

L’insuccesso di Roar ebbe due conseguenze: nel 1982 Hedren e Marshall divorziarono; lei fondò negli Usa una comunità di recupero per animali esotici maltrattati, The Shambala Preserve. Hedren ci vive tuttora, e tra i suoi ospiti c’è anche la tigre del Bengala appartenuta a Michael Jackson.


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