«Tear down the Wall!»: 15 splendidi murales del Muro di Berlino

Venticinque anni fa, il 9 novembre 1989, migliaia di persone si aprirono varchi attraverso il Muro di Berlino. Finiva così una terribile storia cominciata nell’agosto del 1961.

East Side Gallery, Berlino

Immagine 1 di 16

Il murales forse più noto del Muro di Berlino: il segretario del Pcus Leonid Breznev bacia il segretario del Partito Comunista della DDR, Erick Honecker [source: coolturehunter.it]

C’è un pizzico di Italia nella caduta del Muro di Berlino. Fu infatti un giornalista italiano – Riccardo Erhman, corrispondente dell’Ansa – a porre la domanda che, di fatto, aprì i varchi tra Berlino Est e Ovest. Erhman fu convocato, con altri cronisti, ad una conferenza stampa indetta dal ministro della Propaganda della DDR, Günther Schabowski. Il tema era la libertà di viaggio verso Ovest. Da mesi la tenuta dei confini dell’ex Cortina di Ferro, indebolita dalla «perestrojka» praticata a Mosca da Michail Gorbaciov, subiva colpi micidiali: già 10mila tedeschi dell’est erano riusciti, attraversando l’Ungheria, a migrare in Austria e nell’Europa occidentale. A quella conferenza stampa, Schabowski annunciò che per i cittadini di Berlino Est e della DDR era giunto il momento di poter viaggiare liberamente a Ovest.

Tra lo stupore generale, fu Riccardo Erhman a porre l’unica domanda possibile: «Da quando». «Ab sofort, da subito», rispose il ministro. Fu come togliere un tappo a una bottiglia di champagne ben agitata: in pochi minuti migliaia di berlinesi orientali si radunarono ai varchi del Muro a chiedere di passare. Le guardie, basite, non si opposero. Cominciò così il 9 novembre 1989, il giorno – anzi, la notte: era ormai pomeriggio inoltrato – in cui cadde il Muro di Berlino.

In quel modo finiva anche una storia terribile di oppressione, cominciata sempre di notte 28 anni prima, tra il 12 e il 13 agosto 1961. I berlinesi andarono a dormire e al mattino si ritrovarono la città tagliata in due da un muro di mattoni e cemento, lungo 155 km. La frontiera della vergogna divenne in poco tempo, per i berlinesi, «Die Mauer», il Muro; il suo nome ufficiale era antifaschistischer schutzwall, cioè «barriera di protezione antifascista». La notte del 13 agosto cominciò anche la storia dei tentativi di fuga da Est a Ovest, con ogni mezzo possibile: tunnel sotterranei, nascondigli dentro le auto di qualche amico autorizzato a varcare il confine, immersioni subacquee nella Sprea, il fiume di Berlino. Alcuni riuscirono; altri – 133 – furono uccisi dalle guardie di confine, i Vopos.

A Ovest i pannelli del Muro divennero immense tele per murales e graffiti. I più belli – raccolti in queste foto – si possono ancora vedere alla East Side Gallery, il maggior tracciato del Muro rimasto nella posizione originale dalla sua caduta. È lungo 1,3 km, ed è dipinto da diversi artisti ispirati dall’idea della pace. La East Side Gallery è sulla Mühlenstraße, tra la stazione Berlin Ostbahnhof e la fermata della metropolitana di Warschauer Straße.

Nell’ultima immagine di questa carrellata appare il Lichtgrenze, cioè il «confine di luce». Si tratta di un’installazione, attiva dal 7 al 9 novembre, per i venticinque anni dalla caduta del Muro: 8000 sfere luminose per ricordare le candele di chi manifestò pacificamente contro quel mostro di oppressione. Il progetto, sviluppato dagli studi di arte e design Bauderfilm e WHITEvoid, si snoda lundo i i 15 km dell’originario tracciato cittadino.

Ecco, quindi, 15 splendidi murales del Muro.


POTREBBE ANCHE INTERESSARTI...