Le 20 copertine più brutte nella storia del disco

Ok, magari ce ne sono anche altre. Anzi, senza magari: ce ne sono anche altre. Ma queste, davvero, sono terribili. E non sono soltanto di gruppi sconosciuti.

Dirty Work (1986)

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Anche gli Stones hanno scheletri nell'armadio della grafica. Dirty Work, tra l'altro, è dedicato a Ian Stewart, che nel 1963 fondò il gruppo con Mick Jagger e Brian Jones. Potevano davvero curare meglio la cover.

 

La copertina di un disco può essere arte, e della miglior specie. Paul Klee ne ha dipinte per le sinfonie di Hindemith; Milo Manara per Biagio Antonacci; Hugo Pratt per Paolo Conte. Per non dire della più celebre: la banana di Andy Wharol per i Velvet Underground. Alle copertine di Storm Thorgerson, poi, è stata recentemente dedicata una bella mostra a Monza. Al di là dell’aspetto artistico, una bella cover è anche il primo strumento di marketing discografico: non ho idea di che musica ci sia nel disco, ma mi piace il suo aspetto e lo compro.

Ma la copertina può essere anche il più forte antidoto all’acquisto. Ora, che in aberrazioni grafiche cadano artisti non proprio universalmente noti – The Handsome Beasts, o The Handless Organist – ci può stare. Ma che capiti ai Rolling Stones, a Prince, a John Lennon o agli Scorpions, ecco questo è già più grave. Poi uno il disco lo compra comunque, perché il nome è una garanzia. Ma ritrovarsi tra i dischi una copertina inguardabile, insomma, dà fastidio.
Eccone 20. Secondo Princelist, sono le più brutte di sempre.

 


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